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Dicono di lui

Calvisi è bravissimo a mescolare modi naif, con una immediatezza tipica del parlato e una lingua più riflessiva e colta. Un po’ Fantozzi, del concittadino Paolo Villaggio, un po’ gli ambienti surreali e verosimili di Gogol e un po’ impiegato Bristow

Left

Angelo ha una scrittura piana e trasparente: ti porta in punta di piedi dentro le scene che sta costruendo, dentro quei personaggi, dentro le loro scene. Non giudica, non sentenzia, non si sbilancia, anche se la storia è narrata in prima persona

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